Parrocchia di Quercegrossa

Parrocchia di Quercegrossa
Castelnuovo Berardenga (SI)
Chiesa dei Santi Giacomo e Niccolò
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V DOMENICA DI QUARESIMA – Gv 11, 1-45

Sia lodato Gesù Cristo!

Facciamo un altro passo in questo nostro cammino quaresimale, un passo “appassionato”. Siamo infatti nella V domenica di Quaresima, quella che la Chiesa chiama la Prima domenica di Passione. Un passo nell’amicizia, nell’amore, nella passione… verso la Passione. E il Vangelo di oggi ci conduce proprio in questa direzione.
Più volte ritorna la parola “amare”: in relazione a Lazzaro, amico di Gesù, ma anche delle sue sorelle. Tra Gesù e loro ci sono atteggiamenti che manifestano amicizia reciproca, un rapporto che dura da tempo e che si era manifestato anche in altre circostanze (Gv 11,2.5).
Ma nel Vangelo di oggi non si parla solo di amore: si parla anche di morte. Una morte che sembra vincitrice, definitiva. Una morte che spezza la speranza di Marta: ormai ha fatto il suo corso e sta celebrando la sua consumazione dell’uomo.
Ma amore e morte possono rimanere insieme? Può esserci la morte dove c’è l’amore? Il filosofo Gabriel Marcel scrisse “Amare qualcuno significa dirgli: tu non morirai!” La morte può interrompere i legami di amicizia, chi è più forte? In questi giorni la domanda scuote le nostre vite, la nostra società, il nostro “sistema operativo”.
È il grido delle due sorelle: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!» (Gv 11, 21.32). In qualche modo, riecheggia nel pianto di Gesù, che sente il dramma della morte dell’amico.
La mia fede, la fede personale di ciascuno deve affrontare, prima o poi, questo dramma della morte.
Forse per questo Gesù sembra indugiare, prima di recarsi dall’amico; non fa nulla per evitargli la morte: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate» (Gv 11,15). Ma poi non lo lascia da solo nella morte. Lo raggiunge lì.
Intorno a Marta e Maria c’è una folla stretta a loro per consolarle, per le condoglianze, per non lasciarle sole davanti alla morte. Ma di fronte alla morte queste persone non possono nulla.
La presenza di Gesù è completamente diversa.
Egli va a destare l’amico, perché per chi crede in Lui, chi crede nel Suo amore, la morte è come un sonno, è provvisoria.
Egli giunge e dona il proprio amore, che è vita. E come manifesta la Sua irriducibile fedeltà nell’amore, così dona la vita, per sempre.
Già tra le righe di san Giovanni possiamo intuire l’accenno alla morte di Gesù stesso: lo sanno i discepoli, che gli rammentano i tentativi di lapidarLo, e sono consapevoli di andare incontro a un destino drammatico. Ci viene esplicitamente manifestato al termine del brano, quando la vita ritrovata per Lazzaro, diviene motivo della condanna a morte di Gesù. In fondo la morte di Lazzaro e quella dello stesso Cristo hanno molto in comune: per entrambe si supplica che vengano risparmiate, ma apparentemente le implorazioni (a Gesù la prima, al Padre stesso l’altra) non vengono ascoltate. Ma come Gesù non lascia solo l’amico nella tomba, così neanche il Padre abbandona il Figlio nel sepolcro, ma Lo visita con una vita che non verrà mai più meno.
L’unica realtà capace di vincere la morte, è proprio e solo l’amore: il legame che esiste tra Padre e Figlio è un legame così forte e così sicuro che nemmeno la morte può spezzare. Nel Battesimo siamo stati innestati in questo legame, siamo già in questa vita, che ha già vinto la morte.
Il cammino quaresimale è quindi un cammino per purificarci dalle scorie che ci impediscono di fare esperienza e di vedere ciò che già c’è ed è operante in noi e che si rinnova nei Sacramenti, potentemente.
Ecco la necessità che abbiamo di nutrirci di Cristo, di lavarci al lavacro spirituale che è il Suo amore sacramentale nella Chiesa. Ecco perché la Chiesa è Sacramento di consolazione: non come le “condoglianze” impotenti delle persone che si stringevano intorno alle sante sorelle Marta e Maria, ma come il luogo dove si rinnova la visita efficace di Cristo per l’umanità e per ciascuno di noi, visita che è il dono del Suo amore e della Vita per sempre.
«Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come il regno dei morti è la passione: le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma divina! Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo» (Ct 8,6-7a).
«Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio» (Gv 3, 16-18).

Sia lodato Gesù Cristo!

don Alessandro


Parrocchia di Quercegrossa - Strada del Chianti Classico, 30 - Castelnuovo Berardenga (SI)   0577 43842
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