Parrocchia di Quercegrossa

Parrocchia di Quercegrossa
Castelnuovo Berardenga (SI)
Chiesa dei Santi Giacomo e Niccolò
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IV DOMENICA DI QUARESIMA – Gv 9, 1-41

Sia lodato Gesù Cristo!
Carissimi, siamo in Quaresima e seguendo i testi che la Liturgia ci offre in queste domeniche stiamo percorrendo un cammino di fede, pur in una condizione particolare della nostra esistenza, in questo tempo di emergenza. Ma quale momento della nostra vita non è “particolare”? Il Signore ci raggiunge sempre in un “qui ed ora”, ci provoca e ci chiede di seguirLo in un “qui ed ora”. E quindi, percorriamo questo cammino di fede qui ed ora: se non qui ed ora, dove e quando?
Quale cammino di fede abbiamo fatto seguendo i Vangeli in queste domeniche quaresimali?
La fede di Gesù, che nel deserto si affida al Padre (Mt 4, 1-11). La fede dei discepoli, che sul monte imparano a vedere il vero volto di Cristo, Messia sofferente (Mt 17,1-9). La fede della Samaritana, che riconosce in quell’uomo che parla con lei il Messia atteso (Gv 4,5-42). In tutti questi passi, abbiamo trovato un punto comune, ovvero il legame che c’è tra il vedere e l’ascoltare: vede solo chi ascolta.
Gesù indica la Parola del Padre come necessario nutrimento (“Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”), i discepoli sono invitati ad ascoltare il Figlio (“Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”), la Samaritana scopre che il Messia è proprio Colui che parla con lei (“Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te»”).
Nel Vangelo di oggi, il cieco arriva alla fede solo quando il Signore gli parla: «Gesù […] gli disse: “Tu, credi nel Figlio dell’uomo?”. Egli rispose: “E chi è, Signore, perché io creda in lui?”. Gli disse Gesù: “Lo hai visto: è colui che parla con te”. Ed egli disse: “Credo, Signore!”. E si prostrò dinanzi a lui».
I farisei, invece, parlano con tutti, tranne che con Lui. Parlano sempre e solo di Lui, ma non parlano mai direttamente con Lui. Tutto il racconto, infatti, gira intorno ad un ostinato indurimento di cuore degli scribi, farisei e capi del popolo, che hanno occhi e non vedono. Di fronte a loro c’è un’evidenza, ribadita in diversi modi da diversi testimoni: un cieco nato ha riacquistato la vista. Ma loro si rifiutano di vedere. Interrogano a più riprese l’uomo guarito, interrogano i suoi genitori: ma non lo fanno per accettare il fatto, ma per trovare il modo di negarlo.
La fede è avere uno sguardo che nasce dall’ascolto. Chi ascolta solo se stesso, i propri pregiudizi, ad un certo punto smette di vedere e rifiuta l’evidenza: questo è il peccato contro lo Spirito Santo, di cui parla Gesù (Mt 12,32): questo rifiutarsi di vedere l’opera che Dio compie.
L’opera di Dio è il perdono. L’uomo del Vangelo di oggi, infatti, non è nato cieco a causa di un peccato, perché di fronte al peccato dell’uomo, Dio non interviene punendo ma, al contrario, guarendo.
Chi deve difendere la propria immagine di Dio, a cui sono legati i propri privilegi, il proprio potere, le proprie convinzioni, le proprie sicurezze, non può vedere altro se non ciò che conferma le proprie tesi. È la storia dell’uomo, da sempre. Il libro dell’Esodo, ad esempio, che leggiamo in Quaresima, racconta la storia di Faraone, che non riesce a vedere l’opera di Dio nei segni – pur evidenti – che Mosè compie a Suo nome. Ed indurisce il cuore, perché, se accettasse di vedere, dovrebbe lasciar libero il popolo che tiene in schiavitù.
La fede ha sempre un prezzo, e il prezzo è smettere di essere il centro di tutto, i padroni della vita propria ed altrui, per accogliere l’opera di un Altro, che è sempre un’opera di liberazione e di salvezza.
Carissimi, in questi giorni di apprensione, di preoccupazione, potremmo lasciarci vincere dallo sconforto. Ma il Signore è accanto a noi. Seduto al pozzo della nostra quotidianità, per quanto piena di ambascia, già domenica scorsa ci diceva “Sono Io, che parlo con te”. Egli parla con noi. Anche se ci pare di avere più tempo, che tutto si stia fermando, il nostro cuore può essere più inquieto, più agitato che in altri tempi. Per ascoltare, per ascoltarLo, dobbiamo rientrare in noi stessi, calmare il cuore, risentire la Sua voce che ci chiede, come al cieco nato: “Tu, credi nel Figlio dell’uomo?”, credi in “Colui che parla con te”? Credere vuol dire anche sapere di essere amati, che anche in quest’ora enigmatica “tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio” (Rm 8,28). Torniamo dunque alla Sua Presenza, ad ascoltare la Sua voce, la Sua Parola di Redentore amantissimo e facciamo di questo tempo un tempo di grazia, quale può essere, per la nostra vita. “Se il mio popolo mi ascoltasse! Se Israele camminasse per le mie vie! Lo nutrirei con fiore di frumento, lo sazierei con miele dalla roccia” (Sal 80). «“Qual è il primo di tutti i comandamenti?”. Gesù rispose: “Il primo è: “Ascolta, Israele!”» (Mc 12, 28).
«Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? […] Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 8, 35.37-39).
Sia lodato Gesù Cristo!
don Alessandro
Parrocchia di Quercegrossa - Strada del Chianti Classico, 30 - Castelnuovo Berardenga (SI)   0577 43842
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