Parrocchia di Quercegrossa

Parrocchia di Quercegrossa
Castelnuovo Berardenga (SI)
Chiesa dei Santi Giacomo e Niccolò
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IV DOMENICA DI PASQUA – Gv 10, 1-10

Sia lodato Gesù Cristo!
Nella parabola che la liturgia ci consegna oggi, Gesù constata che c’è un problema, un grave problema di comunicazione. Gesù parla, ma chi ascolta non capisce, è come chiuso dentro un recinto in cui niente riesce ad entrare, niente riesce a fare breccia. Nell’era in cui tutto sembra essere comunicazione, la Parola, il Verbo sembra essere afono, incompreso; anzi – ed è forse peggio – frainteso: «Ma essi non capirono di cosa parlava loro» (Gv 10, 6). Gli esempi, in questo momento così singolare che stiamo attraversando, possono essere molteplici: Egli parla di Salvezza, e gli uditori pensano a salvarsi senza di Lui; Egli Parla di Vita eterna, e gli ascoltatori si scervellano su come preservarsi questa fuggevole vita, pur preziosa, ma destinata a perire («Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?» Lc 9, 24-25); Egli parla Cibo e Bevanda per l’eternità, ed essi bramano il pane terreno in regalo, disposti per questo a fare diventare loro re, Lui o chiunque altro…
La tentazione è quella di annunciare un Cristianesimo senza Cristo, un nuovo Umanesimo che soddisfi il bisogno dell’uomo senza passare da Lui, come se l’uomo possa essere la soluzione per se stesso. La Scrittura ci mette in guardia: «Certo, l’uomo non può riscattare se stesso né pagare a Dio il proprio prezzo. Troppo caro sarebbe il riscatto di una vita: non sarà mai sufficiente per vivere senza fine e non vedere la fossa. […] Questa è la via di chi confida in se stesso, la fine di chi si compiace dei propri discorsi. Come pecore sono destinati agli inferi, sarà loro pastore la morte; scenderanno a precipizio nel sepolcro, svanirà di loro ogni traccia, gli inferi saranno la loro dimora» (Sal 49, 8-10.14-15). E se il testo sacro non ci convincesse, è la storia dell’umanità a confermarci che ogni tentativo pur commovente dell’uomo di superare se stesso da solo si è manifestato contro di lui.
Solo un Dio che Si fosse fatto amico dell’umanità poteva salvarla, nel dono totale di Sé. Si fa Egli stesso Porta: diventa cioè quella nuova occasione offerta all’uomo, di uscire da se stesso, di andare oltre la morte. Perché senza questa porta, che è Gesù, l’unico modo per uscire dal recinto sarebbe stato morire.
Dalla morte non si sfugge: ma Lui l’ha affrontata e vinta. Grazie a Lui ora chi vuole realmente la Vita, quella vera, «sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo» (Gv 10, 9): lo scopo ultimo infatti è nutrirsi, vivere di Lui. Egli è l’unico e il necessario, carnalmente, nel tempo e per l’eternità.
Il brano si apre e si chiude con un duplice avvertimento nei confronti dei falsi pastori, che vengono definiti “estranei” e “ladri” e che Gesù manifesta come omicidi e distruttori. È un pericolo sempre presente tra noi, anche nella Chiesa, e per nulla peregrino. Facciamo tesoro delle parole di Giovanni Paolo II, per verificare chi passa dalla Porta e chi sale da un’altra parte: «La Chiesa desidera servire quest’unico fine: che ogni uomo possa ritrovare Cristo, perché Cristo possa, con ciascuno, percorrere la strada della vita, con la potenza di quella verità sull’uomo e sul mondo, contenuta nel mistero dell’Incarnazione e della Redenzione, con la potenza di quell’amore che da essa irradia. Sullo sfondo dei sempre crescenti processi nella storia, che nella nostra epoca sembrano fruttificare in modo particolare nell’ambito di vari sistemi, concezioni ideologiche del mondo e regimi, Gesù Cristo diventa, in certo modo, nuovamente presente, malgrado tutte le apparenti sue assenze, malgrado tutte le limitazioni della presenza e dell’attività istituzionale della Chiesa. Gesù Cristo diventa presente con la potenza di quella verità e di quell’amore, che si sono espressi in Lui come pienezza unica e irripetibile, benché la sua vita in terra sia stata breve ed ancor più breve la sua attività pubblica» (Redemptor hominis, 13).
Gesù Cristo, il Vivente, Si fa dono nel Sacramento eucaristico perché i pascoli della Vita eterna si spalanchino già ora per ciascuno di noi!
«Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!» (Gv 16, 33) .

Sia lodato Gesù Cristo!

don Alessandro


Parrocchia di Quercegrossa - Strada del Chianti Classico, 30 - Castelnuovo Berardenga (SI)   0577 43842
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