Parrocchia di Quercegrossa

Parrocchia di Quercegrossa
Castelnuovo Berardenga (SI)
Chiesa dei Santi Giacomo e Niccolò
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III DOMENICA DI QUARESIMA – Gv 4, 5-42


Carissimi, continuiamo – seppure separati fisicamente. ma mai spiritualmente – il percorso quaresimale; un cammino per crescere come cristiani, come discepoli del Signore, dicevamo nelle scorse due domeniche. Stiamo infatti percorrendo un cammino “battesimale” guidati dalla lettura del Vangelo che la Chiesa ci offre, come una lunga catechesi. Anche oggi ci limitiamo ad alcuni spunti, ovviamente.
La prima domenica di Quaresima abbiamo ascoltato il Vangelo delle Tentazioni, che ci ha interrogato sulla nostra identità, sulla nostra appartenenza (“«Se sei Figlio di Dio…»”). La seconda, quello della Trasfigurazione , che ci ha invitato a guardare a Gesù che ci è necessario mentre offre la Sua vita nel dono totale di Sé per noi
Il Vangelo di oggi, terza domenica di Quaresima ci fa fare un passo in più.
È il resoconto di un incontro avvenuto a Sichem (o Sicar, oggi Nablus) in Samaria, tra Gesù, che andando dalla Giudea in Galilea, stanco per il viaggio, sostò presso il pozzo di Giacobbe e una donna samaritana. Tra i due nasce un dialogo complesso, a tratti pare che non ci sia intesa, almeno all’inizio.
Ma la Samziritana si lascia condurre, passo dopo passo, alla fede.
1°. Gesù parla. Non è un dato scontato: ella è Samaritana (una sorta di eretica); poi è per la legge un’adultera, una peccatrice; infine, è una donna e un Maestro della legge non si sarebbe intrattenuto pubblicamente con una donna. E invece Gesù parla con lei. Soltanto per chiederle dell’acqua.
2°. La Samaritana avverte che qualcosa le manca, che non può procurarselo, ma può esserle solo dato: « “Se tu conoscessi il dono di Dio…”» (Gv 4,16). Anche noi riteniamo di conoscere tutto di noi stessi, della nostra vita, che tutto stia nelle nostre abitudini, nel nostro passato. ma non è così. Il nostro vero volto sta ancora davanti a noi. L’emergenza che in pochi giorni ci siamo trovati ad affrontare forse può averci aiutato a metterlo in evidenza, come una nascita in famiglia, o un grande altro cambiamento...
Di cosa ha bisogno, di cosa ha sete la donna, pur senza saperlo?
Non dell’acqua, come lei pensava, ma di adorare Dio in spirito e verità (Gv 4,23). La verità, nel Vangelo di san Giovanni, è il progetto che Gesù è venuto a compiere, quello per cui è ristabilita la comunione tra Dio e l’uomo, la salvezza: è questa la vera sete dell’uomo, il suo vero bisogno.
E la Samaritana diventa la personificazione di un’umanità svuotata dalla fatica di rincorrere amori che non tolgono la sete. È solo nel rapporto con Gesù, nel dialogo con Lui, che la prospettiva cambia: non siamo fatti per nulla che sia al di sotto di questa vocazione all’amore.
3°.  Gesù conclude il dialogo. E lo fa presentandoSi come Colui che compie il bisogno, la sete profonda dell’uomo. Non solo la conosce ma è qui, è qui per lei, è qui per me, per ciascuno: «“Sono io, che parlo con te”».
4°. Adesso si spalanca la vita nuova, quella della fede, quella della gioia, quella della testimonianza. Una corsa verso la città, il messaggio di sempre di chi è stato toccato da Gesù: “Abbiamo incontrato” (Gv 1, 41), “Venite e vedrete” (Gv 1, 39). Poi la Samaritana esce dal racconto e inizia la storia della fede degli altri: «Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: “Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo”» (Gv 4, 41-42).
L’unico ostacolo perché questo incontro avvenga non è la circostanza che viviamo (e in questi giorni di emergenza può apparirci assurda, mentre nella vita normale ci giustifichiamo proprio con la quotidianità…), ma è la nostra libertà. Gesù si siede proprio lì, al pozzo della nostra vita, lì dove attingiamo il nostro sostentamento più essenziale e più feriale. Se accettiamo di sederci con Lui anche solo per un istante, per l’istante di questo “oggi”, ci sentiamo dire che è Lui il vero “pozzo”, ci sentiamo dire “Sono Io, che parlo con te”, ci sentiamo dire che Egli è l’acqua di cui abbiamo bisogno oggi per tornare a casa, e per tornare a quella Casa a cui davvero apparteniamo. Sembrava alla Samaritana che fosse Lui stanco e bisognoso d’acqua; in realtà lo era lei, lo siamo noi. «O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite, comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte».

don Alessandro

Parrocchia di Quercegrossa - Strada del Chianti Classico, 30 - Castelnuovo Berardenga (SI)   0577 43842
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