Parrocchia di Quercegrossa

Parrocchia di Quercegrossa
Castelnuovo Berardenga (SI)
Chiesa dei Santi Giacomo e Niccolò
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III DOMENICA DI PASQUA – Lc 24, 13-35

Sia lodato Gesù Cristo!
Inganno e paura non sono nuovi nell’uomo. Li conosce, fin dall’inizio, fin dai Progenitori, da Adamo ed Eva. E da allora il timore di ricascarci, di essere ingannato alberga nel suo cuore. Perché, sì, è sempre stata questione di colpa; e colpa di altri, è evidente. I Progenitori erano stati allontanati con vergogna dall’Eden per preservare almeno l’Albero della Vita, dopo che avevano posseduto, mangiando l’altro Albero, quello che – credevano – li avrebbe resi come dei, e invece si erano scoperti nudi come serpenti. Loro che erano stati considerati pari da un Dio che era amico, non Lo riconoscevano più come tale, anzi Lo avvertivano come inquisitore, anche se Lui li cercava solamente con la domanda benevola «Dove sei?» (Gen 3, 9). Da quando «si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi» (Gen 3, 7), questa è la misura dell’“emancipazione” dell’uomo.
Cleopa e il suo compagno di viaggio appaiono come la parodia dei Progenitori: non attendono di essere cacciati dal Luogo Santo, si allontano da soli; non aspettano di essere smascherati: è tale il loro timore, che già sanno di essere ingannati e hanno paura; non vengono condannati per una Pasto, ma ugualmente fuggono.
Ma quel Dio amico non li ha abbandonati: li raggiunge, ancora una volta Si fa loro accanto, e – come un tempo col loro Progenitore – cammina conversando con loro.
«I loro occhi erano impediti a riconoscerlo» (Lc 24, 16): come Adamo non riconosceva il tono amichevole del Signore, così anche i due discepoli sono troppo assorti nel loro lutto. Quando viviamo nel lutto, nel ricordo, tutto ci parla di un’assenza: la sedia dove l’amato riposava, il bicchiere al quale beveva, il suono della sua voce… e tutto ci riaccende il dolore. E così loro erano appesantiti da questa assenza, da questo vuoto. È vero – raccontano – ci sono dei segnali di qualcosa che va oltre la morte: le donne alla tomba non hanno trovato il corpo, ma…, la visione di angeli, ma…, gli altri, ma… C’è un “ma”, che chiude ad ogni possibile proseguimento della storia.
Il Viandante non Si mette a promettere futuri possibili in cui andrà tutto bene, non li consola dicendo che il peggio è finito. Al contrario: anch’Egli volge lo sguardo al passato, ma in modo diverso. Non è ricordo, ma è memoria: «Entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero» (Lc 24, 29-31). Perché la memoria non è un sentimento umano, ma è il riaccadere del Suo amore: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me» (Lc 22, 19).
Il ribaltamento della situazione avviene proprio mentre mangiano, come accadde ai Progenitori: anche stavolta gli occhi si aprono e finalmente vedono! Vedono che l’Albero della Vita era stato preservato non da un Dio geloso, ma da un Dio amico, che su quell’Albero si immola per la nostra Salvezza.
Per vedere, perché il nostro cuore smetta di aver paura e ricominci ad ardere, è necessario mangiare il Pane della Vita, senza arrogarcene il diritto. Ed è per questo che la Chiesa ci chiede di comunicarci almeno nelle feste pasquali (Cat. Chiesa catt. 2042).
Il cambiamento non avviene per uno sforzo ad essere migliori o attendendo un futuro in cui tutto andrà meglio, ma accogliendo, mendicanti, un Dio che non ci abbandona, che si fa Presenza, nella memoria.
«Mane nobiscum, quoniam advesperascit, et inclinata est iam dies» (Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto Lc 24, 29).
«O memoriale mortis Domini! Panis vivus, vitam præstans homini! Præsta meæ menti de te vivere et te illi semper dulce sapere» (Memoriale della morte del Signore, Pane vivo, che dai vita all'uomo, concedi al mio spirito di vivere di Te, e di gustarTi in questo modo sempre dolcemente – Inno Adoro Te devote di san Tommaso d’Aquino).

Sia lodato Gesù Cristo!

don Alessandro


Parrocchia di Quercegrossa - Strada del Chianti Classico, 30 - Castelnuovo Berardenga (SI)   0577 43842
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