Parrocchia di Quercegrossa

Parrocchia di Quercegrossa
Castelnuovo Berardenga (SI)
Chiesa dei Santi Giacomo e Niccolò
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DOMENICA DI PASQUA

Sia lodato Gesù Cristo!
Il paradosso cristiano si gioca tutto in ciò che il mattino di Pasqua san Pietro e san Giovanni vedono, o meglio non vedono. Non vedono più Lui. Non vedono il Maestro. Non vedono più Colui che tante volte, fino a poche ore prima, al di sopra e al di là delle loro resistenze, delle loro difficoltà, delle loro incomprensioni, dei loro fraintendimenti, li sapeva ricondurre alla certezza di essere guidati, di essere sulla buona strada, di essere con la Buona Strada; anche quando mentre Lui parlava della Croce loro pensavano al proprio posto alla Sua destra; anche quando lo avevano rinnegato, e avevano per questo pianto amaramente.
C’è solo un sepolcro vuoto. Ci sono solo delle bende. C’è un’amica che dice: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Un po’ come noi, oggi, in questa Pasqua vissuta con una pandemia propagata e aggressiva, che ci ha rubato le nostre certezze, le nostre consuetudini, le nostre feste. Un timore, uno smarrimento ci confonde. Non riusciamo a comprendere quello che verrà, come saremo, come e se riprenderemo la nostra vita.
L’annuncio di Pasqua non è che tutto andrà bene, che l’Italia risorgerà, che tutto ritornerà come prima, che tutto questo è un brutto sogno che svanirà all’alba. Come al mattino di Pasqua, per san Pietro e per san Giovanni lo strazio della croce, l’ostilità della gente, la Città Santa tanto amata e ora divenuta nemica sono un macigno davanti agli occhi e sul cuore che pesa più della pietra posta per sigillare il Sepolcro.
Eppure è proprio in quello sguardo sulla tomba vuota che san Giovanni giunge al «vide e credette», dopo aver risposto all’ormai lontano «venite e vedrete» (Gv 1, 39); è in questo buio che può risplendere con tutta la sua forte potenza la Luce, che «veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo» (Gv 1, 9). E perché tutti credessero, perché le nostre lacrime fossero asciugate, un Volto amico si fa accanto a una donna: «Perché piangi? Chi cerchi?» (Gv 20, 15); brutale, quasi offensivo come lo fu un tempo con una vedova che piangeva il suo unigenito: «Non piangere!» (Lc 7,13).
Ecco l’origine della gioia pasquale, che diventa annuncio: non l’annuncio di una assenza, ma una Presenza vittoriosa sull’ultimo nemico, la morte; non il ritorno a questa vita, come fu per Lazzaro, ma la vita con pienezza, quella Vita che è Gesù stesso, la Vita eterna. Ed è per questo che ogni lacrima può essere asciugata e ogni paura vinta. Nel Vangelo che abbiamo letto questa notte, nella Veglia pasquale, per due volte ci siamo sentiti dire di non aver paura: «L’angelo disse alle donne: “Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto!”» (Mt 28, 5); «Gesù disse loro: “Non temete; andate ad annunciare…”» (Mt 28, 10).
La Chiesa non può aver paura: ha incontrato la Vita, sa che la morte non è l’ultima parola. E il proprio compito è unicamente quello di spalancare ogni uomo alla Vita con pienezza. Accanto ad ogni uomo, ricco o povero, sofferente o gaudente, ma per indicare il Paradiso aperto, la Vita vera, per invitare a guardare, a vedere ciò che videro – o meglio, non videro – san Pietro e san Giovanni quel mattino, il mattino del primo giorno della settimana, del primo giorno del mondo in cui l’uomo è stato finalmente liberato dalla paura della morte, per l’amore di un Dio che «si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori» (Is 53, 4).
«Uno degli anziani mi disse: “Non piangere; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide, e aprirà il libro e i suoi sette sigilli”» (Ap 5,5).
Sia lodato Gesù Cristo!

don Alessandro

Parrocchia di Quercegrossa - Strada del Chianti Classico, 30 - Castelnuovo Berardenga (SI)   0577 43842
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